Studio Clinico

Applicazione dello Shiatsu
in pazienti affetti da demenza
di Alzheimer in stadio
intermedio o avanzato


Autori
Roberto Benotti - Fondazione Molina , Varese; Claudio Benvenuti - Varese Alzheimer; Aldo V. Bono , Varese Alzheimer; Maurizio Chiassarini, Associazione Hakusha; Donata Dossi - Associazione Hakusha; Giuseppe Ferrari, Fondazione Molina Varese; Salvatrice Fresco - Operatrice Hakusha; Alessandra Montinaro - Operatrice Shiatsu; Cristina Morelli - Varese Alzheimer; Cristina Morresi - Varese Alzheimer; Maurizio Parini - Associazione Hakusha; Chiara Rolleri - Varese Alzheimer; Giovanna Verduci - Operatrice Shiatsu ; Marco Zigrino - Operatore Shiatsu
Fondazione Molina, Varese; Varese Alzheimer, Associazione Hakusha

Introduzione
Lo Shiatsu (shi: dito; atsu: pressione) è una forma di medicina complementare ed alternativa originaria dell'Oriente che consiste in una pressione manuale applicata su specifici punti della superficie corporea, allo scopo di stimolare l'autoregolazione dell'organismo e attivare la cosiddetta "energia stagnante".
La pratica dello shiatsu, riportata come benefica nelle situazioni di stress, è impiegata anche nella demenza di Alzheimer (AD) in fase intermedia o avanzata per il miglioramento dei sintomi comportamentali, pur non possedendo dati scientifici metodologicamente qualificati a sostegno.
Il presente studio clinico osservazionale ha valutato gli eventuali benefici di un programma di massaggio shiatsu in pazienti con AD intermedia o avanzata mediante i principali test (ADAS, Barthel, Cornell).

Metodi
Sono stati ammessi allo studio pazienti d'ambo i sessi d'età compresa tra i 60 e i 90 anni con punteggio MMSE inferiore a 11, in stadio Reisberg di malattia 6. Sono stati esclusi i pazienti con diabete scompensato, cardiopatia di classe II e III NYHA, neoplasie metastatiche, deperimento organico grave con riduzione del peso corporeo oltre il 10% del peso forma teorico e obesità con incremento del peso forma teorico 25%.
Lo schema prevedeva due trattamenti settimanali di digito-pressione di 40 minuti ciascuno per una durata di 6 settimane.
All'inizio e alla fine dello studio sono stati valutati: MMSE test, scala di disabilità secondo Barthel e analisi comportamentale Behave; end point secondario era la riduzione dell'assunzione dei farmaci relativi ai disturbi comportamentali. L'analisi statistica dei dati è stata condotta con il test non parametrico di Wilcoxon per dati appaiati, per confrontare i risultati al termine dello studio rispetto al basale.

Risultati
Venticinque pazienti (11 M, 14 F; età 80.1 anni) dei 41 casi potenzialmente reclutabili (61% del campione) hanno completato il trattamento secondo le modalità previste dal protocollo e sono stati considerati casi valutabili. I dati basali erano i seguenti: MMSE = 10,74 (più o meno 0,8 ES); Barthel 66,6 (più o meno 4,9); Behave = 5,25 (più o meno 0,7).
I test MMSE, Barthel e Behave sono risultati significativamente migliorati al termine dello studio.
Nessun evento avverso è stato registrato durante il periodo di trattamento.

Discussione
Il presente lavoro fa emergere le difficoltà organizzative e gestionali dello studio di pazienti affetti da demenza Alzheimer in stadio relativamente avanzato.
La prima difficoltà consiste nel formulare la diagnosi di demenza Alzheimer in persone avanti negli anni in cui inevitabilmente morbilità concomitanti possono contribuire alla demenza (ad esempio diabete).
Un altro aspetto da tenere in conto nella pianificazione di uno studio nell'AD è la relativamente bassa percentuale di arruolamento rispetto ai pazienti potenziali, a causa sia del non infrequente rifiuto dei pazienti, dei care-givers o dei tutori a partecipare al progetto, sia di ulteriori eventi, in particolare il peggioramento delle condizioni cliniche, che comportano l'impossibilità a seguire un protocollo. Nel nostro studio solo il 61% del campione iniziale è stato utilizzabile per l'analisi statistica finale.
Queste considerazioni giustificano lo scarso numero di studi controllati disponibili in letteratura sull'efficacia del massaggio Shiatsu nelle forme medio-avanzate di malattia di Alzheimer e la problematica riproducibilità delle esperienze.

Lo studio qui presentato si è concluso con la numerosità dei casi eleggibili e valutabili prevista dal calcolo statistico e, pertanto, i risultati ottenuti possono essere giudicati affidabili.
Il controllo dei pazienti dopo sei settimane di applicazioni ha consentito di ottenere un quadro obbiettivo dell'influenza del trattamento sulla evoluzione della malattia a breve termine, con miglioramento statisticamente significativo dei test applicati. I presenti risultati sono quindi favorevoli all'inserimento del massaggio Shiatsu in aggiunta alle terapie convenzionali nei pazienti classificabili tra le forme di malattia di Alzheimer medio-avanzate. Inoltre, aprono la prospettiva all'impiego del massaggio Shiatsu nelle forme di malattia di Alzheimer meno gravi. Uno studio condotto in tali pazienti potrebbe dimostrare l'efficacia dello Shiatsu soprattutto in termini di miglioramento della Qualità di Vita del paziente e dei suoi care-givers.